“Questo è un viaggio che richiede uomini audaci e dal cuore vivente, disposti a offrire a ogni istante non una, ma cento vite”. Queste parole sono di Farid-Din Attar autore persiano del secolo XII, nonché poeta antico e grande maestro del sufismo.
Il sufismo, già nato prima che nascesse il profeta Maometto, rappresenta la via mistica dell’Islam e la sua funzione nella storia islamica è stata fondamentale. Si può dire che la sua vera origine è situabile nell’Asia turco-iraniana che per ragioni storiche ha riassunto e inglobato insegnamenti esoterici, buddisti, hindù, classico-egizi e cristiani. Resta il fatto che base imprescindibile del Sufi è il Corano. Nel settore delle scienze e delle arti l’influsso del sufismo fu enorme e così pure la poesia e l’architettura. Nel campo della letteratura islamica tutto ciò che vi è di più universale appartiene al Sufismo. È innanzitutto un metodo di perfezionamento interiore.
Note di regia
Ci siamo chiesti se saremmo riusciti a raggiungere il Simorg, se nella complessità dell’opera di Attar, avremmo finito per perderci come i tanti uccelli che non sono arrivati alla fine del viaggio.
Gioia sarebbe se disimparando l’artificiosità della vita moderna, il nostro lavoro-ricerca avesse scavato all’interno di noi per fare un po’ di spazio alla luce del “sole”.
Per qualche mese abbiamo cercato di conoscere gli argomenti proposti dal testo teatrale e li abbiamo fatti scorrere nelle vie misteriose del nostro corpo per “capire”!
E abbiamo confermato che ogni individuo-attore è personalità solo quando il gesto e l’espressione parlano il linguaggio del proprio essere e non quello convenzionale, e che per quanto rumore si faccia, la ricchezza del cuore rimarrà sempre e comunque l’unica verità che l’uomo possiede.