Reality Life Show di David Conati



Note di Regia


Personaggi/Interpreti


Allestimento


 

Note di Regia

Affrontare un testo teatrale che nasca da una sceneggiatura cinematografica è ormai uso comune di molte compagnie, sia in ambito professionistico che amatoriale. Decidere però di parlare in teatro di un argomento strettamente legato alla ripresa cinematografica, alla televisione dal vivo o comunque a tutto ciò che riguarda la tecnica delle riprese video era, nel caso di “Reality life Show”, una sfida stimolante e completamente nuova. Ho accolto volentieri la proposta della premiatissima compagnia veronese e ho iniziato ad immaginare come avrebbe potuto funzionare, in un contesto teatrale, una storia così vincolata al mondo delle immagini, senza troppo abusare dell’uso delle videoproiezioni e dando maggiore funzionalità a questo mezzo. Ho trovato anzitutto nella compagnia un gruppo giovane, fresco, attivo che, anche in mia assenza, ha saputo lavorare con fervore e convinzione per contribuire a rendere godibile e credibile la storia che andremo a rappresentare. È risaputo che la magia del teatro si consuma nell’attimo stesso in cui la si realizza; nell’attimo della rappresentazione che è di per sé la massima espressione dello spettacolo “dal vivo”. L’attore vive in quell’attimo il suo momento artistico, condividendolo con i suoi colleghi sul palco e con il pubblico in una unità di spazio e di tempo. Durante la messa in scena avviene il miracolo, mai più ripetibile e mai uguale a se stesso, della comunicazione fra attore e spettatore. “Hic et nunc” dunque, un “qui e ora” che è stato mutuato da un certo tipo di televisione dal vivo, i reality show, i quali mettono il telespettatore in una condizione voyeuristica e passiva, dove quello che diverte è spiare i protagonisti nella loro vita di tutti i giorni, meglio se costretti in condizioni estreme di disagio fisico e di difficoltà relazionale. Un contesto ben diverso da quello della rappresentazione teatrale, in cui i protagonisti condividono con il pubblico lo spazio, il respiro, il sudore, anche il dolore, e la loro missione è fare entrare nel mondo magico del palcoscenico la mente ed il cuore di chi guarda. La straordinaria pellicola di Peter Weir “The Truman Show”, che ha ispirato l’autore del testo e la cui storia è alla base della nostra rappresentazione, descrive come questo delirio voyeuristico possa contagiare milioni di telespettatori, al punto da spingerli a seguire tutte le fasi della vita di individuo costretto in un mondo virtuale, finto, condizionante e costruito apposta per farlo vivere in un’apparente normalità. Tutto intorno è finzione, il protagonista è vero… direi quasi il contrario del teatro. Ed è così che ho deciso di sovvertire il punto di vista dello spettatore rispetto al film. Con una scenografia simbolica il palcoscenico è l’ambiente “finto” dove si muovono consapevolmente gli attori (escluso Truman); la platea rappresenta il pubblico nel mondo reale, anche quello che invece di essere a teatro in quel momento sta guardando la televisione; le immagini proiettate invece descrivono la realtà del “dietro le quinte”, di quella “cabina di regìa” dove si decide cosa deve accadere in sala e sul palcoscenico (in realtà, per assurdo, è proprio questa l’unica parte dello spettacolo che non si consuma “qui e adesso” ma è filmata in precedenza) Truman, il protagonista, non si accorge che il palcoscenico è la sua prigione e riuscirà a fuggire da questo mondo di finzione solo quando saprà riconoscere il pubblico come tale, e quindi troverà la strada per uscire dallo spazio teatrale. Il pubblico presente quindi potrà condividere le vicende del nostro inconsapevole protagonista ma potrà anche “spiare” quanto avviene a insaputa dello stesso. Un nuovo gioco delle parti, dei ruoli e dei punti di vista quindi, dove realtà e finzione si mescolano su più piani e vengono delimitate dalle diverse zone dello spazio teatrale, dove i pericoli del mondo delle immagini sono ancora più tangibili che in altri luoghi deputati al suo culto e dove gli attori, caso strano, non ambiscono ad altro se non ad abbandonare il teatro in cui sono tutti indistintamente imprigionati.

Piergiorgio Piccoli
I prossimi appuntamenti

10-19 Luglio 2010
ore 21:15
IL MALATO IMMAGINARIO
Cortile dell'Arsenale
Verona

Sabato 31 Luglio 2010
ore 21:15
IL MALATO IMMAGINARIO
Cortile del Comune
Soave (Verona)

Venerdì 27 Agosto 2010
ore 21:15
IL MALATO IMMAGINARIO
c/o Case Nuove
San Martino B.A. (Verona)


 

“GIORGIO TOTOLA” - Piazzetta A. De Gasperi, 4 - 37100 VERONA - Tel. +39 045 8003755 - CONTACT US: info@totolateatro.it